Corso di formazione per operatori pastorali ed animatori dell’oratorio parrocchiale: 27-28- 29 Settembre 2017

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PARROCCHIA S. Paolo Ap. – S. Maria C.V.
Corso di formazione per operatori pastorali ed
animatori dell’oratorio parrocchiale: 27-28-29 settembre
2017
I Salesiani, intervenuti da Caserta, don Donato Bosco, incaricato dell’oratorio
centro giovanile, don Giancarlo D’Ercole animatore del Liceo dei Salesiani e
2 animatori e Salesiani Cooperatori: Pierluigi e Alessandro … ci hanno
introdotto alla realtà dell’Oratorio centro giovanile sottolineando la vocazione,
la missione e la responsabilità dell’educatore cristiano.
Sono state tre giornate di lavoro, così programmate:
1°g) 1) L’oratorio ponte tra la Chiesa ed i giovani.
2) La collaborazione.
3) La responsabilità.
2°g) 1) L’educatore: identità e missione.
2) La spiritualità dell’animatore.
3) La relazione educativa ed il sistema preventivo.
4) La presenza e l’assistenza tra i giovani.
3°g) 1) Gli strumenti educativi pratici.
2) Il gruppo.
3) La comunicazione ed i linguaggi espressivi.
♦ Don Donato, con una efficace similitudine, ha paragonato il percorso
educativo di un oratorio alla realizzazione di un film, dividendo in tappe:
sceneggiatura, realizzazione, montaggio e distribuzione.
L’oratorio nasce incontrando il territorio, ma poi accompagna la “Crescita
umana” e la “Crescita Spirituale” delle nuove generazioni, con l’aggregazione
e con varie proposte di gruppo: sport, musica, teatro, intrattenimento e
animazione … avendo cura di utilizzare parole e strumenti adatti e tali da
essere contemporaneamente “Linguaggio della Fede” e “Linguaggio per la
Fede”.
Ci è sembrato di riascoltare le parole pronunciate da S.E. A. Di Donna,
qualche mese fa, “La Parrocchia Fontana del villaggio”, “…aperta a tutti quelli
che vengono ad attingere acqua per la loro sete, deve essere ospitale,
accogliere, saper ascoltare, nessuno viene escluso, tutti vengono accolti,
ognuno deve sentirsi a casa sua …”.
Nell’oratorio gli animatori, gli adolescenti, i giovani … sono tutti attori e, come
un “Regista” ha l’onere di “dirigere” e quindi delle riprese e del montaggio
delle varie fasi del film, così, nell’oratorio, oltre al responsabile, che “sente” la
responsabilità del suo compito (che d’altra parte è “gratuita”), sono importanti
tutte le varie figure.
Ebbene, come l’ultima fase di un film è la sua distribuzione nelle varie sale
cinematografiche, così per l’oratorio il momento finale è USCIRE, al passo
con i tempi e con i ritmi che i tempi richiedono, e non come un film da “casa di
riposo”.
È stato presentato un documento dei Vescovi italiani: “Laboratorio di talenti”:
E’ importante vivere la realtà sociale in cui sorge l’oratorio, onde adattarsi ai
diversi contesti educativi; l’oratorio, per mezzo degli animatori, accompagna il
progetto educativo, prescelto tra le proposte più idonee, che poi
accompagnerà il ragazzo verso la sua crescita umana e spirituale.
In un’epoca di Emergenza Educativa, bisogna saper Educare, tirando fuori i
talenti presenti in ogni ragazzo e giovane, che con idonee proposte, mettono
a servizio della comunità ecclesiale e civile.
Ma è anche lecito chiedersi:
a) Cos’è l’oratorio?
Lo vediamo come luogo di preghiera e di lavoro, come luogo di raccolta di
persone con le loro idee e le loro esigenze.
b) Il perché dell’oratorio, a cosa serve, la sua utilità?
E’ un luogo aggregante dove è possibile, ben guidati, sviluppare la propria
crescita.
c) La funzione dell’oratorio (funzione educativa)?
Lo scopo è raggiungere la crescita umana e spirituale, dare poi spazio alla
scoperta ed infine alla crescita della propria fede.
Bisogna però avere buona volontà ed avere del tempo, guardarsi attorno,
capire la realtà che ci circonda e fare “relazione” con tutte le varie figure,
comunque collegate alla comunità, … con i ragazzi, con gli animatori, con i
genitori… essere un vero e proprio “centro di ascolto”.
La realtà si evolve se si crea “accoglienza”: in oratorio si prende coscienza se
si vive di “relazioni”, quindi sia spazio di “incontro”, ove si realizzano i progetti.
Da “soli” si può andare veloci, ma “assieme” si va lontano!
Per vivere quelle relazioni, bisogna comunicare con i ragazzi, bisogna
incontrarli!
I salesiani hanno coniato uno slogan per tutta la loro missione nella chiesa:
Educare evangelizzando ed evangelizzare educando!
Da parte del responsabile, è sempre necessario l’accompagnamento
personale, come persona e come cristiano, vivere come “modello” per i
ragazzi, essere testimonianza con la propria vita: è la responsabilità di essere
presenti all’impegno preso.
Accompagnamento vocazionale e testimonianza, ma la comunità deve stare
vicino al proprio Pastore e quindi anche stimolarlo: chiunque può rientrare nei
progetti e quindi dare una mano nell’oratorio.
Don Bosco non poteva fare tutto da solo… per questo si è “creato” dei
collaboratori, selezionandoli e formandoli secondo il suo stile. La riflessione
sul “cuore oratoriano” non va riferita prima di tutto alle strutture: riguarda lo
stile degli educatori impegnati in Oratorio. Nella tradizione salesiana il “cuore
oratoriano” si esprime in un modello concreto… per definire l’Oratorio e, di
conseguenza, tutte le istituzioni che vogliono fare dell’Oratorio un modello di
ispirazione.
Dicono le Costituzioni salesiane (art. 40): “Don Bosco visse una tipica
esperienza pastorale nel suo primo Oratorio, che fu per i giovani esperienza
in 4 dimensioni:
· casa che accoglie, famiglia, ascolto
· parrocchia che evangelizza, catechesi
· scuola che avvia alla vita, guarda al futuro, apprendistato
· cortile per incontrarsi tra amici e vivere in allegria”, in modo informale.
Dunque, più persone – stesso progetto – ognuno con i suoi compiti!
Non mi devo aspettare che siano gli altri a cambiare, ma io stesso devo
cambiare, essere pronto al cambiamento!
La preghiera … ci vuole il cuore nel fare le cose …, bisogna anche avere
coraggio … sognare!
♦ L’Educatore – l’animatore, desideri e paure.
V’è una certa confusione sull’identità dell’animatore e quindi quale
formazione deve avere, a che età, per non scottarsi troppo (deve aver
superato i 15-16 anni, aver fatto precedenti esperienze, avere almeno 17 anni
e non proporsi “non avendo altro da fare” in parrocchia).
Si mira a fare delle esperienze, scaturiscono riflessioni, si traggono come
conseguenza i comportamenti da adottare: conosci – ti convinci – poi metti in
pratica.
Ma l’animatore va sempre accompagnato, la buona volontà può non bastare.
Se l’animatore educa alla fede, allora animatore ed educatore s’identificano,
e si può annunciare: il Vangelo è una bella notizia.
Dal Vangelo di Marco …”Giunsero a Cafarnao e subito Gesù, entrato di
sabato nella sinagoga, insegnava …”.
In un altro passo evangelico, l’indemoniato riconosce Gesù … ma gli chiede
di non entrare nella sua vita.
Ma chi è l’animatore, quali i contenuti dell’animazione, quali metodi e
strategie, perché l’animazione (per restituire ad ogni uomo la gioia di vivere
ed il coraggio di sperare, fino ad incontrarsi con il Signore della vita).
L’animatore è alla ricerca dell’identità personale, di una crescita come
persona, quindi è in continua “crescita”, ma va sempre accompagnato!
Attenti ai momenti di sconforto…chi me lo fa fare? (Nessuna ricompensa
umane!)
Attenzione alle motivazioni … io intendo aiutare gli altri!
Fondamentale è l’accompagnarsi e condividere con gli altri animatori:
sintonia, testimonianza.
Attenzione a non cercare nel gruppo dei ragazzi dei compensi affettivi (che
invece vanno cercati altrove!).
Anche il luogo, il punto di ritrovo, va fissato: i ragazzi acquisiscono dei
riferimenti di cui hanno bisogno.
Animazione nell’educazione alla fede!
Infine vi è stata la predisposizione di un cartellone incentrato sulla figura
dell’animatore e di tutte le parole più incisive o che ne individuano l’attività:
animatore, gioco, accoglie, Gesù, confidente, testimone, guida, empatia,
fede, vangelo, carisma, condivisione, progetto, amicizia, gruppo, percorso,
luogo, faro, storia (personale e del ragazzo)ed ancora tante altre.
♦ La preoccupazione fondamentale
In una situazione di pluralismo culturale e interreligioso, come è quello che
stiamo vivendo oggi anche in Italia, ha senso ancora fare proposte esplicite di
educazione della fede? La domanda ha una sua faccia ancora più concreta:
se a qualcuno non interessa scoprire chi è Gesù per noi, devo rispettare la
sua libertà e sensibilità, scegliendo la strada del silenzio?
Qualcuno – anche per reagire alla situazione di crisi – capovolge la domanda,
insistendo sulla evangelizzazione a tutti i costi e con decisione.
La logica del “cuore oratoriano” rifiuta l’alternativa tra “confessionalità” e
“neutralità” dell’Oratorio, per scegliere il servizio alla vita e alla speranza
“piena” dei giovani.
L’annuncio del Vangelo è un gesto di amore, totalmente gratuito e
radicalmente decentrato verso gli altri. Non può mai diventare un processo di
proselitismo e nemmeno qualcosa che assomiglia al bisogno di esternare i
pregi della squadra per cui faccio il tifo.
Le dimensioni del processo
Le quattro caratteristiche ricordate nel citato articolo delle Costituzioni
salesiane, suggeriscono dimensioni del processo.
Ogni progetto di educazione nella fede va realizzato assicurando, in modo
contemporaneo e complementare:
· un’accoglienza incondizionata dei giovani, per far toccare con mano
che sono “amati”,
· una produzione ed esperienza di un modo di essere uomini e donne
oggi, alternativo a quello dominante, nella logica del Vangelo: perdono,
prestigio, solidarietà, libertà e responsabilità, senso del mistero…
· uno spazio dove gli “interessi” concreti (sport, canto, incontro…) siano
sperimentati come “valori in sé”… mai strumentalizzabili verso altri obiettivi, e
si riconosca di poterli sperimentare ed esercitare nel concreto vissuto
· una proposta cristiana (e la sua celebrazione sacramentale e liturgica)
come “bella notizia” per la vita e la speranza.
Una proposta, facendo fare esperienza
La scelta di “fare proposte, facendo fare esperienze”, comporta alcune
esigenze irrinunciabili (dalla parte del “cuore oratoriano”) per un progetto di
Oratorio… che abbia cose interessanti da dire anche a tutti i modelli di
pastorale giovanile:
· dalla neutralità alla capacità propositiva impegnata
· attraverso la via di una esperienza vissuta riflessa criticamente
· sulle frontiere in gioco:
– esperienza e produzione di cultura
– esperienza e celebrazione della fede
– i modelli di riferimento.
S. Maria C.V. lì 27.28.29/09/2017
peppino dns